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Coronavirus: La Commissione Europea presenta orientamenti pratici per garantire la libera circolazione dei lavoratori critici

31 Marzo 2020

La Commissione Europea  ha pubblicato le linee guida per garantire che i lavoratori mobili all'interno dell'UE, in particolare quelli che svolgono attività critiche per combattere la pandemia di coronavirus, possano raggiungere il loro posto di lavoro.

L’elenco non esaustivo riguarda, in particolare, coloro che lavorano nel settore sanitario e alimentare e altri servizi essenziali come l'assistenza all' infanzia, l'assistenza agli anziani e il personale critico per i servizi di pubblica utilità.

Sebbene sia comprensibile che gli Stati membri abbiano introdotto controlli alle frontiere interne per limitare la diffusione del coronavirus, è indispensabile che i lavoratori critici siano in grado di raggiungere senza indugio la loro destinazione.

Le linee guida, pubblicate il 30.03.2020, identificano una serie di lavoratori che esercitano attività critiche e per i quali è considerata essenziale la libera circolazione nell'UE. L'elenco fornito in queste linee guida non è esaustivo.

La Commissione sollecita gli Stati membri a stabilire specifiche procedure rapide e libere per garantire un passaggio agevole per tali lavoratori frontalieri, compreso uno screening sanitario proporzionato.

Oltre a queste specifiche categorie di lavoratori, gli orientamenti chiariscono anche che gli Stati Membri dovrebbero consentire ai lavoratori frontalieri in generale di continuare ad attraversare le frontiere se nello Stato membro ospitante sono ancora consentiti lavori nel settore interessato. Gli Stati membri dovrebbero trattare i lavoratori transfrontalieri e i lavoratori nazionali allo stesso modo.

Per quanto riguarda i lavoratori stagionali, in particolare nel settore agricolo, gli Stati membri sono invitati a scambiare informazioni sulle loro diverse esigenze a livello tecnico e a stabilire procedure specifiche per garantire un passaggio agevole per tali lavoratori, al fine di rispondere alla carenza di manodopera causata dalla crisi.

 
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